martedì 5 giugno 2012

Riprendiamoci il calcio

Fino a nove anni sono stata una bambina che giocava con le barbie. E' impossibile giocare con le barbie con convinzione, e infatti io ero una giocatrice interdetta. Adoravo i vestitini colorati, i capelli lunghi, le minuscole scarpe dalle fogge più diverse, ma poi, in realtà, oltre a guardarli non sapevo bene che fare. Le pubblicità facevano intuire, nascoste dentro quei vitini di plastica, potenzialità immense, che la fantasia di una bambina avrebbe dovuto schiudere in ore e ore di avventure. Ma la verità è che le barbie non solleticano per nulla la fantasia, non sono fatte per questo. Sono rigide, costipate, inespressive. Non hanno negli occhi la cruda decisione dei bambolotti da maschio, né le ginocchia snodabili, né un'infinità di aggeggi con cui compiere imprese eroiche, come scalare i palazzi, librarsi in volo, prendere in trappola i nemici. Ogni tanto il desiderio diventava più forte della paura e chiedevo una tartaruga ninja o un pacchetto di micro machines. Avevo sempre la sensazione che i grandi mi guardassero storto quando volevo giochi da maschio, che questo fatto li rendesse preoccupati e fastidiosamente intrusivi nei miei confronti.

Poi sono arrivate le età a due cifre, le scuole medie e, finalmente, la libertà dalla schiavitù dei giocattoli. Ora i miei mi davano la paghetta, e così cominciai a comprarmi gli album di figurine e le card dei calciatori. Non ero l'unica: nella mia scuola c'era una piccola comunità di ragazzine che collezionavano materiale sul calcio, sapevano tutto del campionato, delle coppe e di ogni impegno della Nazionale e qualche volta, quando avevano abbastanza coraggio, giocavano pure. Il calcio giocato nella maggior parte dei casi era troppo per noi, e di solito ce ne stavamo in disparte nel campo di pallavolo, che era relegato in un angolo del cortile tra le sbarre che ci separavano dalla strada e le buie colonne che sostenevano la scuola. Proprio per la posizione un po' equivoca del campo la professoressa di ginnastica era sempre da noi, mentre i ragazzi giocavano al centro del cortile, nella grande spianata di asfalto venato su cui i confini del campo da calcio e le porte, dipinti in vernice rossa, si distinguevano a malapena. A volte tiravano pallonate così forti che arrivavano a centrare le finestre più alte della scuola. Il calcio era un gioco per gente sudata, che aveva l'obbligo tassativo di farsi la doccia prima di rientrare in classe. Noi ragazzine, con i nostri palleggi ciondolanti, non avevamo neanche bisogno di portarci un cambio di vestiti da casa.

E poi c'erano le urla, e i falli sulle gambe, i capelli tirati, gli spintoni. Alle medie puoi competere fisicamente con i coetanei maschi, e ne hai anche voglia. Ogni volta che potevo allungavo qualche ceffone nella mischia, approfittando di un momento di distrazione dei prof. Ma per quanto riguarda giocare, bisognava saperlo fare. Non basta sapere le regole, leggere ogni giorno le pagine sportive, conoscere a memoria ogni dato tecnico delle giovani promesse del momento. Nella stagione '96-'97 la Sampdoria arrivò a soffiare sul collo della Juve in testa alla classifica, Montella segnò 22 gol e il Milan le prese sia all'andata che al ritorno. Ma io non giocavo.

Lo feci una volta sola nel cortile della scuola. Le gambe erano impacciate, i piedi rigidi, avevo paura di staccare gli occhi dalla palla. Per vendicarmi contro quell'incapacità azzoppai un mio compagno di classe. Da allora non ho mai più giocato a calcio in pubblico, e così non ho mai imparato nulla a parte la teoria. Inoltre, non ho mai smesso di odiare la pallavolo. E so che non solo la sola.

Faccio appello alle mie compagne di scuola, alle ragazzine che ai giardinetti stanno a guardare, alle migliaia di donne che nell'infanzia, invece di far correre a calci un pallone, hanno dovuto prendere in mano una racchetta da badminton o imparare a ricevere di bagher: riprendiamoci il calcio!


Un festival di tre giorni a Bologna per ripensare il calcio.  A Ottobre.
Di giorno conferenze e incontri, di sera reading e concerti.
In mezzo proiezioni di film e documentari, torneo di calcio a cinque, bar sport, workshop di costruzione della palla per bambini. E tanto altro ancora.
John Foot, Simon Kuper, David Winner, David Goldblatt, Gianni Minà, Valerio Mastandrea, Paolo Sollier, Wu Ming, Guido Chiesa, Diego Bianchi, Mimì Clementi saranno con noi, anche per organizzare l’evento. Tanti altri amici italiani e stranieri continuano ad aggiungersi.
Tutti gli eventi congressuali saranno ad accesso gratuito. Grazie anche alle decine di volontari che hanno generosamente offerto il loro aiuto per l’organizzazione.

Tifa Fútbologia
Se vuoi ragionare sul calcio e divertirti con il calcio, se vuoi venire al festival o seguirlo su internet con liveblogging, eventi in streaming e pubblicazione degli atti, partecipa al progetto:

www.futbologia.org

16 commenti:

  1. Bè quando ti fanno fare qualcosa che non ami fare, finisci per detestarlo, mi spiace. Pensa che invece a me del calcio non me ne frega niente, sono negato per qualunque sport ed esercizio fisico e per me le ore di ginnastica erano una vera rottura qualunque cosa si facesse (comunque a noi facevano fare molta pallavolo al liceo, calcio ne ricordo poco) però ammiro molto gli atleti e le atlete, come ammiro chiunque abbia talento per qualcosa in cui io sono negato.
    Comunque, pur se non molto conosciuto in Italia, il calcio femminile esiste..pensi che per te sia ormai troppo tardi per provare a imparare?
    su Barbie: però bisogna dire che nel corso degli anni hanno cercato di renderla interessante facendole anche fare diversi mestieri: astronauta, paleontologa, atleta olimpica, candidata alle presidenziali (sì c'è pure quella), vigile del fuoco, medico eccetera (per l'elenco completo controllare wikipedia) ma non escludo che delle bambine ci siano divertite anche se sembra avere meno "potenzialità" dei giocattoli tradizionalmente "maschili". Comunque l'importante è che tu abbia trovato il coraggio e abbia chiesto i giochi che volevi e i tuoi ti abbiano accontentato..chissà magari avresti potuto sbizzarirti ad inventare una storia pazza con barbie e le tartarughe ninjia!..perchè no?
    Se mai avrò dei figli cercherò di comprargli giochi di ogni tipo

    Ciao

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    1. aggiungo che i tuoi racconti di vita sono interessanti.

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    2. paolo grazie per il complimento, ma la barbie è davvero indifendibile...

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    3. infatti, a dire il vero, non m'importa moltissimo di difenderla, non m'importa molto di Barbie in generale,ora che ci penso

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  2. Hai ragione, riprendiamocelo.
    Il mio passaggio all'età a due cifre è avvenuto nell'estate del 1990, poche settimane dopo la sconfitta dell'Italia nella semifinale dei mondiali. Le foto del periodo di Italia 90 mi ritraggono ovunque coi capelli cortissimi, i pantaloncini bianchi e una maglietta celeste, la cosa più simile all'azzurro che avessi nel cassetto. E con il pallone in mano, o ai piedi.
    A quell'età lo calciavo ancora, in cortile, in mezzo ad un'orda di amici unisex: partite vere, porta a porta, nelle giornate più calde calcio tedesco.
    Ma il mio passaggio alle due cifre coincise con l'apertura di una scuola calcio vicino al nostro quartiere: si iscrissero tutti, i maschi. Noi bambine invece no, non ci venne nemmeno in mente. Così l'estate dopo tra noi e loro c'era un abisso che tutta la cattiveria del mondo non poteva colmare. Un abisso fatto di tecnica, di allenamenti, di un inevitabile differenza fisica, e di convinzione (loro) che il calcio fosse un gioco serio. E quindi, niente bambine.
    Il passaggio alle due cifre, quindi, segnò con rammarico anche il passaggio dal calcio vissuto al calcio guardato. O forse è meglio dire, al calcio vissuto diversamente: iniziai in quel periodo ad andare allo stadio, a comprare le foto dei calciatori, a seguire le partite alla radio, in cortile, in un ascolto collettivo prevalentemente femminile. Bello, percarità, ma è un'altra cosa.
    Se ci ripenso, mi sa che è da allora che la questione del genere e dei ruoli ha iniziato a farmi incazzare.
    Susi

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    1. Susi bellissimo il tuo ricordo, grazie mille!

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  3. Adrianaaaa sono più vecchia di te, ma le barbie che mi azzeravano le capacità di gioco le ho avute anch'io - tanti vestiti, tante scarpette, ma non sapevo che fargli fare a 'ste bambole con i piedi deformi- Stesso apartheid a scuola: maschi giochi tosti, femmine pallavolo (sigh). Nemmeno posso dire di essere tifosa, ma il modo di parlare di futbologia mi acchiappa - da storica, apprezzo molto il lavoro di John Foot.
    E anche a me piace molto il tuo blog - ci siamo incontrate qualche volta di là dai WuMing
    paola signorino

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    1. Ciao Paola! Mi domando se ci sia stata una disposizione ministeriale che ha imposto la segregazione sportiva a scuola. E' un'esperienza che hanno fatto davvero tutte!
      Ti ringrazio per il complimento :)

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  4. il calcio andrebbe debellato

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  5. Ciao! Ho appena scoperto il tuo blog e mi piace moltissimo, questo post, poi... per due motivi: il primo è che ho sempre odiato le Barbie. Le mie zie avevano provato a regalarmene due o tre e io, regolarmente, le spogliavo, tagliavo loro i capelli e le mettevo in bella mostra a testa in giù su uno scaffale.
    I miei genitori invece mi hanno sempre preso i lego, i transformers (ci giocavo con papà *_*), i soldatini e gli indiani (sempre papà *_*), e poi i pelouches e i miominipony ( <3 ).
    Quanto al calcio... io discuto interminabilmente con tutti i miei amici e conoscenti, sia maschi sia femmine. Non c'è verso. Il calcio è un gioco da maschi e piace solo ai maschi, le femmine che lo seguono sono poche, pochissime e per lo più mascoline. Forse addirittura lesbiche.
    Non ne posso più!
    Ma non mi arrendo :D

    Valeria

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  6. Ah! Ovviamente se ad un uomo non interessa il calcio, è perchè ha un lato femminile molto sviluppato.
    Il calcio come discriminante per capire se ti trovi davanti un maschio o una femmina =_=

    Valeria

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    1. Ciao Valeria! I lego e i transformers piacevano tantissimo anche a me. Tutto vero quello che dici, purtroppo.

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    2. "Ovviamente se ad un uomo non interessa il calcio, è perchè ha un lato femminile molto sviluppato."

      a me il calcio non interessa minimamente e anche se dovrei rispettare le passioni di tutti devo dire che il tifo calcistico italiano non l'ho mai capito
      (mi risulta però che in altri Paesi e sopratutto in Brasile, il calcio piaccia praticamente a chiunque, più o meno con le stesse percentuali tra uomini e donne).
      comunque Valeria (ma per curiosità. sei tifosa, giocatrice o entrambe?), tu segui le tue passioni, qualunque esse siano, e fregatene di tutto il resto

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  7. Ciao Paolo :) ti ho già visto su Soft revolution ;)
    Guarda, io non lo sopporto il calcio!!! E di conseguenza cerco uomini che pure non abbiano la necessità di stare ogni santa domenica allo stadio, altrimenti formeremmo una coppia poco felice XD
    Con questo non voglio dire che se conosco un ragazzo come prima cosa gli domando se gli piace il calcio o meno, ma è un fatto che mi trovo bene con uomini che seguono altri sport. O nessuno sport. E puntualmente mi viene detto che mi piaccio gli uomini femminili XD
    Per questo e per altre cose, sempre le stesse: la passione per il cucinare, la sensibilità che li porta a vedere/leggere anche storie d'amore, l'assenza di paura o imbarazzo quando esprimono dolcezza in pubblico.
    E il bello è che per me questi sono proprio tanto maschi, tanto uomini, altro che "uomini con uno spiccato lato femminile"...
    Ah, ovviamente io sono una ragazza con uno spiccato lato maschile :D

    Valeria

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    1. Ciao Valeria!
      Sarà un caso ma a me piacciono pure le storie d'amore (ma quando parliamo di narrativa non ho preclusioni)..la passione per la cucina non ce l'ho o meglio si limita a seguire Gordon Ramsay e Buddy Valastro su Real Time

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    2. e se capita guardo pure Benedetta Parodi su La7 (lei però qualche vota usa i surgelati, Ramsay farebbe fuoco e fiamme!)

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