Ora invece oscillo tra periodi di sonno piuttosto regolare ed altri in cui l'insonnia viene a tirarmi le coperte, in compagnia dei più odiosi dei suoi parenti: gli incubi. Gli incubi che si accompagnano all'insonnia sono di un genere che si muove a sciami. Si susseguono a volte per diverse notti consecutive e lasciano la mente spossata e i polmoni esausti, strizzati come spugne, dopo lunghe sessioni di tempo incosciente trascorse a inseguirli.

Nonostante il mio vero letto si trovi al sicuro tra le quattro mura e il solido pavimento della mia stanza bolognese, non posso fare a meno di pensare che questo sogno rispecchi piuttosto bene la realtà. L'unico errore del mio inconscio è stato quello di immaginare che su quel cornicione vivessi da sola.
Eccoci, noi stormo di precari terrorizzati dal vuoto, costretti a vivere appollaiati come uccelli senza averne le ali. Incapaci, spesso, di dormire davvero, sporgendoci da sotto le lenzuola controlliamo compulsivamente il ciglio della nostra postazione. Il precario-piccione è una nuova figura di insonne, del tutto particolare: non sa volare ma dimora ugualmente nei luoghi più impervi, ad altezze vertiginose. Tuttavia la sensazione che prova nel raggiungere i suoi giacigli nei picchi non è quella dell'innalzamento, ma quella della profondità, dello sbalzo terribile che ti trascina giù, con fatale puntualità. Al piano terra, sussurrano voci da dentro i palazzi, da qualche tempo non c'è più posto proprio per nessuno.

Nessun commento:
Posta un commento