Il grande vantaggio dei lavoratori precari, è che si può mandarli via quando non servono più, o si può modificare il loro stipendio e la loro presenza in modo totalmente discrezionale. E le imprese hanno talmente approfittato di questa possibilità, che ora tutto il sistema economico ne è completamente dipendente. Come spiega Gallino, hanno ridotto all'osso il numero dei loro impiegati fissi, e hanno esternalizzato e precarizzato il più possibile, tanto che ora ogni anello della catena funziona così.

La casa al mare è tutt'altro che una - peraltro banale - metafora. I due tratti fondamentali che caratterizzano la fisionomia economica degli ultimi 20 anni sono un po' ovunque l'aumento della forbice che separa i ricchi dai poveri e la precarizzazione del lavoro, che diventa via via sempre più flessibile e informale. Il rischio di impresa viene fatto ricadere sui lavoratori, fatto che ha la straordinaria conseguenza di causare un'impennata nei profitti. E laddove i grandi danno l'esempio, i piccoli seguono a ruota.
E scendendo a valanga dal globale alla solita localissima pizzeria, ecco che quello che va blaterando il mio capo da qualche giorno - "qui dentro siamo diventati troppi" - assume tutta un'altra proporzione. I ristoranti da asporto non appena il clima diventa più tiepido iniziano a lavorare meno. E allora si finge di cadere dalle nuvole e si chiede a qualcuna di sacrificarsi (quella qualcuna, per inciso, al momento sono ovviamente io), affidandole il gravoso e nobile compito di scendere a patti con la dura realtà della vita e di caricarsi sulle spalle il peso della riduzione delle entrate.
E per inciso, il fatto che il capro dell'occasione sia una lavoratrice è anch'esso perfettamente in linea con l'andazzo generale, dal momento che questa situazione, com'è ovvio, affligge tutti, però precarizza di più le donne, che rappresentano il 50% della forza lavoro precaria pur essendo solo il 40% della forza lavoro totale.
Come cantava Gene Kelly, stringendo la mano di Julie Andrews, "Just in time I find you, just in time. Before you came my time was runnin' low".
Non so cosa dire. Perché provo impotenza davanti a questa realtà. Ma non si rendono conto dei danni che continuano a creare, lavorando così?
RispondiEliminaciao carolina, come sempre ti ringrazio per l'empatia che dimostri sempre nei confronti di quello che scrivo :)
Eliminaa volte però mi rendo conto di sbagliare, perché troppo spesso utilizzo questo blog per rendere in qualche modo costruttive certe brutte giornate, e non era proprio questo il mio, seppur vago, progetto iniziale. perché non siamo affatto impotenti, e mi dispiace molto che questo post ti abbia fatta sentire così. siamo la più grande forza della società, invece (e mi sto riferendo all'insieme delle lavoratrici e dei lavoratori), dobbiamo solo metterci insieme nelle molte realtà in cui ancora non lo siamo e organizzarci al meglio.