lunedì 2 maggio 2011

Momenti di ieri*

Gli IWW [Industrial Workers of the World] furono coinvolti in una serie di avvenimenti drammatici nel 1912 a Lawrence, nel Massachussetts, dove la American Woolen Company possedeva quattro stabilimenti. La manodopera era costituita da famiglie di immigrati – portoghesi, franco-canadesi, inglesi, irlandesi, russi, italiani, siriani, lituani, tedeschi, polacchi, belgi – che vivevano in caseggiati di legno sovraffollati e facilmente infiammabili. Il loro salario settimanale medio era di otto dollari e settantasei. La dottoressa Elisabeth Shapleigh, medico di quella cittadina, scriveva: «Un numero molto alto di bambini e bambine muore due o tre anni dopo avere cominciato a lavorare […]. Di tutti gli uomini e le donne che lavorano in fabbrica, trentasei su cento muoiono entro il venticinquesimo anno d’età».

A metà dell’inverno, in gennaio, al momento della distribuzione delle buste paga le tessitrici polacche di una delle fabbriche scoprirono che il salario, già troppo magro per sfamare le loro famiglie, era stato ridotto. Fermarono i telai e uscirono dalla fabbrica. Il giorno successivo cinquemila operai di un altro stabilimento sospesero il lavoro, marciarono fino a una terza fabbrica, assaltarono i cancelli, spensero gli interruttori dell’energia elettrica collegati ai telai e si appellarono agli altri lavoratori perché uscissero. In breve diecimila operai furono in sciopero.

Fu inviato un telegramma a Joseph Ettor, un italiano ventiseienne leader degli IWW a New York, perché venisse a Lawrence ad aiutare nella conduzione dello sciopero. Per le decisioni importanti si costituì un comitato di cinquanta persone, in rappresentanza di ciascuna nazionalità presente in quelle fabbriche. Gli IWW organizzarono assemblee di massa e cortei. Gli scioperanti dovevano rifornire di cibo e combustibile cinquantamila persone (Lawrence aveva in tutto ottantaseimila abitanti); si aprirono mense gratuite e da tutti gli Stati Uniti cominciarono ad arrivare contributi in denaro da sindacati, sezioni degli IWW, gruppi socialisti, privati cittadini.

Il sindaco chiamò la milizia locale e il governatore mobilitò la polizia statale. Qualche settimana dopo l’inizio dello sciopero un corteo fu attaccato dalla polizia, scatenando una giornata di disordini. Quella sera una scioperante, Anna LoPizzo, morì colpita da una pallottola. Secondo i testimoni a sparare era stato un poliziotto, ma le autorità arrestarono Joseph Ettor e un altro organizzatore degli IWW giunto a Lawrence, il poeta Arturo Giovanitti. Nessuno dei due era presente quando era accaduto il fatto, ma furono accusati di avere «incitato e indotto, con consigli o ordini, la suddetta persona di identità ignota a commettere l’omicidio di cui sopra».

Fu proclamata la legge marziale e si vietò ai cittadini di parlare fra loro per strada. Trentasei scioperanti furono arrestati e molti condannati a un anno di prigione. Martedì 30 gennaio un giovane scioperante siriano, John Ramy, fu ucciso a colpi di baionetta. Ma gli operai restavano fuori e le fabbriche non funzionavano. Ettor disse «Le baionette non possono tessere la stoffa».

In febbraio gli scioperanti adottarono il metodo del picchettaggio di massa, formando una catena infinita di migliaia di operai. Ma il cibo si stava esaurendo e i bambini erano affamati. Il giornale socialista newyorkese Call lanciò la proposta di mandare i figli degli operai in lotta in altre città, presso famiglie solidali che se ne sarebbero occupate per la durata dello sciopero. In tre giorni Call ricevette quattrocento lettere di gente che si offriva di ospitare i bambini. Gli IWW e il Partito socialista cominciarono a organizzare l’esodo dei bambini, raccogliendo le domande delle famiglie che li volevano ospitare e predisponendo visite mediche per i fanciulli.

Il 10 febbraio più di cento bambini dai quattro ai quattordici anni partirono da Lawrence per New York. Furono accolti alla Gran Central Station da cinquemila socialisti italiani, al canto della Marsigliese e dell’Internazionale. La settimana successiva altri cento bambini giunsero a New York e trentacinque a Barre, nel Vermont. Una cosa stava diventando chiara: se i bambini erano al sicuro gli scioperanti potevano resistere, perché il loro morale era alto. I funzionari municipali di Lawrence, rifacendosi a una legge sull’abbandono di minori, proibirono la partenza di altri bambini dalla città.

Malgrado l’ordinanza comunale, il 24 febbraio si radunò un gruppo di quaranta bambini che dovevano partire per Philadelphia. La stazione ferroviaria era piena di poliziotti; una donna del Comitato femminile di Philadelphia descrisse la scena che seguì ai membri del Congresso: «Quando si avvicinò l’ora della partenza, i bambini, che avevano formato una lunga fila, a due a due, ordinatamente, con i genitori vicino, stavano per incamminarsi verso il treno quando la polizia ci venne addosso con gli sfollagente, picchiando a destra e a manca».

Una settimana più tardi la polizia circondò e manganellò un gruppo di donne che tornavano da un’assemblea: una d loro, gravida, fu trasportata in stato di incoscienza all’ospedale, dove diede alla luce un figlio morto. Ma gli scioperanti continuarono a resistere, a sfilare in corteo e a cantare.

La American Woolen Company decise di cedere. Offrì aumenti che andavano dal 5 all’11 percento (gli scioperanti volevano che gli aumenti maggiori fossero concessi a chi guadagnava meno), una maggiorazione di un quarto per gli straordinari, e promise che non ci sarebbero state discriminazioni contro chi aveva scioperato. Il 14 marzo 1912 diecimila scioperanti si riunirono nel parco comunale di Lawrence: l’assemblea, presieduta da Bill Haywood, votò per la fine dello sciopero.

Cominciò il processo a Ettor e Giovanitti. In tutto il paese era andato crescendo il sostegno verso di loro. Vi furono manifestazioni a New York e Boston; il 30 settembre millecinquecento operai di Lawrence scioperarono per ventiquattr’ore in appoggio ai due accusati. La giuria li ritenne non colpevoli e nel pomeriggio l’assoluzione fu festeggiata a Lawrence da diecimila persone.

*H. Zinn, Storia del popolo americano, pp 232-234, ma trovate il racconto dello sciopero anche qui

3 commenti:

  1. "we have been naught, we shall be all!"...i wobblies! Il sindacalismo rivoluzionario USA..allora se non l'hai letto devi leggere Noi saremo tutto di Valerio Evangelisti, romanzo storico che ripercorre le vicissitudini della lotta operaia negli Stati Uniti dal New Deal rooseveltiano, la seconda guerra mondiale, fino agli anni bui del maccartismo.
    Passando al cinema, tra i film fondamentali della sinistra USA sicuramente metto Reds di Warren Beatty, sulla vita di John Reed.
    Tanti altri ce ne sarebbero sul mondo operaio americano: Norma Rae di Martin Ritt, Matewan di John Sayles, il documentario di Barbara Kopple sugli scioperi dei minatori ad Harlan County e poi vabbè l'immancabile Michael Moore (Roger & Me), questi film però non li ho visti quindi non posso darti un parere anche se da quanto ho letto meritano.
    Ho visto e reputo interessante Blue Collar di Paul Schrader e North County-storia di Josey di Niki Caro con la minatrice Charlize Theron che lotta contro le discriminazioni.
    ultimamente è uscito un altro film che raccontava la storia vera di un gruppo di operaie inglesi degli anni '60 che lottavano per la parità di salario: We want sex di Nigel Cole, purtroppo non ho avuto modo di vederlo.
    Poi tornando in Italia ci sarebbero mi piace lavorare di francesca Comencini con Nicoletta Braschi, e Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, sul precariato.
    Si vede proprio che sono fissato col cinema (oltre che con le serie tv, ma lasciamo stare)

    Ciao, e grazie per aver postato questo pezzo sulle lotte operaie statunitensi che sono molto poco note.

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  2. Ho visto ben poche delle pellicole che citi, e non ho letto ancora nulla di Evangelisti. Rimedierò presto.
    Tutta la vita davanti m'è piaciuto molto, anche se l'ho visto diversi anni fa e in effetti dovrei ridarci un'occhiata. C'è da dire che oggi i call center sembrano roba d'altri tempi...per esempio, è praticamente impossibile farsi assumere se non si ha esperienza! Ormai non sono più il lavoro per giovani alle prime armi, sono già un gradino più in alto.
    Grazie a te per i consigli!

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  3. Commento qui perchè nell'ultimo post non mi fa commentare. Ti ringrazio di cuore per avermi citato e per il bel commento :-D

    CIAO!!!

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