
Repubblica, con la nonchalance di uno Zelig che sa di fare propria sempre l'immagine del più forte, ha già preso a salmodiare la propaganda del nuovo governo: il gigantesco post-it con cui, a quanto pare, ha intenzione di ricoprire un paese intero.
Nel film La città incantata, c'è una scena che mi ha sempre colpita moltissimo: la bambina protagonista, Chihiro, ha appena visto i suoi genitori puniti da un incantesimo e si ritrova da sola in mezzo a una folla di spiriti che sembra travolgerla. Non solo, ma si accorge anche che il suo corpo sta perdendo consistenza e che è sul punto di scomparire del tutto. Un abitante della città incantata, il maestro Aku, la scorge e le offre una bacca da mangiare. Grazie ad essa Chiriro piange enormi lacrime di paura e torna visibile, pronta ad affrontare il duro lavoro che la aspetta per riconquistare la libertà per sé e per i suoi genitori.
Oggi penso che anche a noi occorrerebbe una di quelle bacche, così potremmo piangere per noi stessi, per i nostri errori, per le nostre incertezze, per la povertà che già viviamo e per quella che ci aspetta. Dopo aver versato le nostre lacrime, potremmo finalmente spogliarci dell'abito funebre che già ci hanno fatto indossare nella certezza di seppellirci, e così ritrovare la nostra voce per parlarci e le nostre braccia per rimboccarci le maniche.
Tanto triste quanto vero
RispondiEliminaErrata corrige: mi sono resa conto di aver fatto un minestrone di due diverse scene del film.E dire che l'ho visto quattro volte.
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